I siti che condividono link per streaming di Film sono leciti: la sentenza in Italia

Tommaso Lenci
27 Mar 2017

Ufficializzata una sentenza storica in Italia: i siti che propongono link per lo streaming di Film nel nostro paese e in Europa sono considerati leciti.

Siti link streaming film legali in Italia

 

 

Almeno fino a qualche mese fa in Italia, ma anche in altri paesi della comunità europea, la caccia ai siti che proponevano link per la visione in streaming di film era al massimo, con consequente chiusura e sequestro di molti domini.

Siti con link streaming film: le sentenza che li rende leciti In Italia con le dovute considerazioni

Oggi è stata diffusa la comunicazione che una sentenza emessa a fine febbraio 2017 rende praticamente leciti, ovviamente con le dovute considerazioni, i siti che propongono al loro interno link per la visione in streaming di film sia su dispositivi mobili che sui classici PC Desktop.

La sentenza passata in giudicato cancella il sequestro e la sanzione pecuniaria, che aveva raggiunto la cifra folle di 600.000 Euro, a carico di alcuni siti web che facevano della condivisione dello streaming video la loro attività principale (alcuni esempi filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, e cineteka.org)

Ebbene i gestori di tali siti, e molto probabilmente se ne aggiungeranno altri in futuro, sono stati assolti dal tribunale di Frosinone dall’accusa di violazione dei diritti di Copyright, perché secondo il giudice, con le relative prove in mano, non hanno ottenuto un diretto guadagno nella condivisione di link in streaming di film, anche se nei loro siti/portali compaiono banner pubblicitari.

Quando c’è e quando non c’è violazione del diritto di Copyright?

Secondo il giudice la violazione del diritto di Copyright non si ha nel caso in cui non si ottengano proventi diretti nella diffusione dei link, quindi vi sia un chiaro fine di lucro.

Il giudice se constata che lo sharing di link per lo streaming di contenuti multimediali, come i film, abbia solamente la finalità di risparmio di spesa per gli utenti che visitano il portale, allora non commette reato di violazione dei diritti di Copyright.

In conclusione non è sufficiente che il sito produca guadagni in generale, ma ci deve essere la prova che li ottenga tramite lo sfruttamento diretto della singola opera audiovisiva con relativo corrispettivo dimostrabile: ad esempio un abbonamento, un pagamento per avere a disposizione il link eccetera.

Con la sentenza odierna prima di poter oscurare/sequestrare, sanzionare un sito o un portale contenente link per lo streaming di film, il giudice dovrà appurare l’esistenza o meno di un guadagno diretto e non un mero risparmio di spesa: la sanzione automatica cessa quindi di esistere.

Fonte: Notizia

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