Diego Dzodan, vicepresidente Facebook arrestato

Silvia
2 Mar 2016

Brasile_arrestato_Diego_Dzodan

Il vice presidente di Facebook Diego Dzodan, è stato arrestato alle prime luci dell’alba Martedì 1 Marzo dalle forze dell’ordine con l’accusa di aver ostacolato le indagini in un caso di traffico di droga non avendo consentito l’accesso di alcuni dati WhatsApp che avrebbero permesso di scoprire messaggi compromettenti scambiati dai narciso.

La mancata collaborazione del braccio destro di Facebook rimanda subito la memoria all’attuale caso di Apple, che la vede protagonista di un lungo dibattito scaturito dopo un’ordinanza, da parte del tribunale della California, che impone all’azienda una forzata collaborazione con l’FBI.

Questa volta a puntare il dito è un giudice Brasiliano, che ha emesso un mandato di cattura immediato per l’imputato Diego Dzodan, lo stesso giudice che poco tempo fa aveva chiesto ai vertici di Facebook, proprietari di WhatsApp dal 2014, il permesso di verificare il contenuto di alcune conversazioni, scambiate tramite la nota applicazione di messaggistica fra alcuni trafficanti di droga, che avrebbero potuto determinare l’arresto delle persone incriminate.

La mancata collaborazione, avvenuta dopo repentine richieste, ha costretto le autorità federali del paese a condannare l’azienda a pagare una multa di 11.500 euro al giorno e altri 230.00 per il mancato pagamento della stessa multa. La totale assenza di risposta da parte dei responsabili di WhatsApp ha determinato dunque l’arresto di Diego Dzodan dal quale ora la nazione attende una reazione.

Le ragioni di FaceBook sulla mancata collaborazione:

Il governo Brasiliano è riuscito a scuotere l’impero del social network, immediata è stata la reazione, in un comunicato stampa rilasciato dai portavoce di Facebook, l’azienda definisce l’arresto di Diego Dzodan un’azione “spropositata ed eccessiva” un inganno che ha solo il compito di richiamare l’attenzione mediatica, mentre il team di sviluppo di WhatsApp spiega tecnicamente che l’azienda non ha potuto fornire i dati richiesti perché non li possiede.

Anche se non concordano con la decisione presa dalle autorità, le due divisioni si dicono disponibili a qualsiasi tipo di collaborazione che possa trarre dei benefici e la conseguente cattura dei trafficanti che dominano il paese, ma non possono in alcun modo rivelare il contenuto delle chat create in Whatsapp in quanto non sono a disposizione sui loro server

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