Google+ chiude: esposti i dati di 500mila utenti

Silvia
9 Ott 2018

Dopo che una vulnerabilità ha messo a rischio i dati sensibili di ben 500mila utenti, la piattaforma social di Google, Google+, chiude definitivamente.

Google Plus chiude

Sebbene la chiusura non sarà immediata, in quanto servirà circa un anno per espletare tutte le formalità, il social network alternativo a Facebook ha già visto un consistente numero di abbandono da parte degli utenti che hanno da poco appreso la notizia

Google+ chiude, quali sono i dati degli utenti che sono stati prelevati?

Purtroppo la falla ha concesso danni ingenti, oltre alla raccolta di indirizzi email e di nominativi, sono state colpite anche le gallerie delle immagini caricate dagli utenti, anche dove per impostazione risultava non visibile al pubblico.

Google è a conoscenza della vulnerabilità da parecchio tempo, per la precisione da Marzo, mese che ha visto come protagonista Facebook e lo scandalo Cambridge Analytica, dunque l’azienda ha deciso di tacere sulla perdita dei dati per non essere attirata nell’occhio del ciclone.

A differenza di Facebook, Google ammette di non avere abbastanza strumenti per consentire un privacy adeguata agli utenti che frequentano il suo servizio Google+, l’unica soluzione attuabile in vista è la totale chiusura del social network o una lenta conversione in uno strumento per il lavoro, una sorta di LinkedIn

Il social di Big G non ha mai guadagnato un bacino di utenza sufficientemente grande, come quello di Facebook per intenderci, che ne determinasse un interesse di sviluppo per nuovi strumenti o nuove implementazioni, anzi, la concessione delle API del servizio sono state le principali colpevoli che hanno consentito gli accessi non autorizzati.

“La nostra analisi ha dimostrato che fino a 438 applicazioni potrebbero aver utilizzato questa Api” ha dichiarato Google, ma com’è stato possibile?

Le applicazioni che si collegano a Google+, come per esempio per iscrizioni, per la condivisione di contenuti, per il caricamento delle immagini, ecc…, si servono delle API che hanno il compito di rispondere ed inoltrare le richieste al server, un non totale controllo sulla sicurezza di queste trasmissioni ha permesso l’accesso e la raccolta di tutti i dati sensibili.

“Ora il difetto è stato risolto” chiarisce Google, ma il fuggi fuggi degli utenti da Google+ ormai è inevitabile

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